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Università di tutto il mondo impegnate
in campagna di scavo di 5
settimane
Abitazioni, negozi, botteghe in
un’area di Pompei praticamente intatta fino all’eruzione
del Vesuvio nel 79 d.C.: è quanto rivelano gli scavi
condotti da Steven Ellis (Università di Sidney e
Michigan) e Gary Devore (Stanford University) che stanno
per portare alla luce case private, risalenti a fasi
precedenti l'età romana e poi divenute contigue all'area
di intrattenimento della città (2 teatri, un ampio
cortile colonnato, 3 templi e un Foro). Il progetto
complessivo di scavo è denominato Pompeii Archaeological
Research Project: Porta Stabia (PARP:PS) e si sviluppa
lungo una delle principali strade transitabili di
Pompei, all’interno di una delle porte di ingresso in
quello che fu un tempo il centro sociale e culturale
della città. Un gruppo di 30 archeologi, proveniente
dalle università australiane, americane, inglesi,
canadesi e italiane è al lavoro per una prima campagna
di scavo della durata di cinque settimane.
"L'invito lanciato nel 1996 e rivolto
alle università italiane e straniere di venire a
compiere ricerche archeologiche e storiche a Pompei
continua a riscuotere successo - dichiara il
Soprintendente archeologo di Pompei, Pietro Giovanni
Guzzo - Il progetto internazionale sul quartiere interno
a Porta Stabia ne è un'ulteriore conferma. La
Soprintendenza segue con il massimo interesse questa
multiforme attività, allo scopo sia di ricavarne
elementi di conoscenza utili al restauro ed alla
manutenzione della città antica sia di ampliare le
conoscenze e le informazioni da diffondere ai
visitatori. E' purtroppo da segnalare che la progressiva
riduzione del personale costringe a non offrire alla
visita tutti i settori dell'antica città. Ci auguriamo
che una tale situazione possa trovare, quanto prima, una
felice soluzione." Tra gli obiettivi dell’importante
scavo anche quello di definire l’impatto urbano e
culturale che l’occupazione romana ebbe a Pompei e di
approfondire aspetti importanti della vita quotidiana e
di relazione della città. "Sappiamo che i romani
conquistarono Pompei nei primi secoli prima di Cristo",
dichiara Ellis - e che portarono con sé le loro
istituzioni, la loro forma governativa, ed il loro modo
di vivere. Possiamo toccare con mano il processo di
"Romanizzazione" nella monumentalizzazione dei loro
edifici pubblici , ma quello di cui siamo meno sicuri è
quali siano stati i risvolti pratici di tale processo.
Innanzitutto stiamo cercando di scoprire come sia
cambiato il modo di vivere dei pompeiani a seguito della
distruzione di parti della loro città quando con
l’arrivo dei romani furono costruiti edifici come i
teatri e i templi.’’ Secondo Devore "Scavare questa
parte di Pompei è un’opportunità unica e privilegiata.,
raramente gli archeologi a Pompei hanno avuto accesso a
zone di tale importanza. Infatti è questa un’area della
città, sulla cui storia c’è ancora tanto da dire. Siamo
interessati a come l’aspetto domestico e commerciale sia
riuscito a sopravvivere, pur rimanendo nell’ombra,
rispetto allo sviluppo fiorente dei edifici pubblici
monumentali, come il Teatro grande e il Tempio di
Iside."
Fonte:
SAP
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